Gamepress
by Gildaanacronisti
Menu
  Informazioni
   HOME  >>
   Cos'è Gamepress >>
   Ricevere notizie  >>
   Collaborare  >>
   Ripubblicare  >>
   RSS Feed [RSS]  >>
  Notizie
   Avvenimenti  >>
   Calendario  >>
   Internet  >>
   Novità  >>
   Dalla stampa  >>
  Utilità
   Editori  >>
   Novità editoriali  >>
   Giochi gratuiti  >>
  Siti Tematici
   d20.it >>
  Segnalazioni
   Invia una notizia  >>
   Login  >>
 
Strumenti
   Gilda Anacronisti >>
   Bacheca >>
   Aggiungi a Preferiti >>
   Statistiche interne >>
   Statistiche d'accesso >>

Crediti
  Direttore
   Beniamino Sidoti >>
  Vicedirettore
   Piermaria Maraziti >>
  Redazione
   Michele Bonelli di Salci >>
   Kiki >>
   Umberto Francia >>

The European Coalition Against Unsolicited Commercial Email
Dettaglio

Corretta informazione - Corriere della Sera

La psicologa: è meglio dei videogame, si impara a capire le persone
http://www.corriere.it
Data di pubblicazione 22/01/2004

Un articolo "a favore" dei GdR


La ricerca: si sviluppa la creatività

Identità fittizie, vite e universi paralleli, un master con diritto «di vita e di morte» sui giocatori... Ce ne sarebbe abbastanza per mettere in allarme più di una mamma. Ma la realtà è il contrario di ciò che sembra. E a sostenerlo non sono solo i giocatori, ma anche gli psicologi. «Abbiamo condotto ricerche approfondite - spiega Sabina Sfondrini, psicologa sociale all’Università Cattolica di Milano - su una chat dedicata al gioco di ruolo, dove l’identità fittizia viene assunta tramite un avatar , un simulacro grafico. L’interrogativo non riguardava solo l’eventuale "sdoppiamento", ma la possibilità, ben più inquietante, della molteplicità». E cosa è ne emerso?
«La ricerca ha chiarito che si può assumere un’identità fittizia senza perdere il senso della propria. Tutti possiamo, a seconda delle situazioni, rendere saliente una parte della nostra identità, senza per questo disperdere la coerenza e unicità della personalità. Anzi, proprio partendo da questa possibilità, il gioco di ruolo diventa molto utile».
In che senso?
«L’identità virtuale è una palestra delle relazioni. Allo stesso modo in cui prima di affrontare una camminata in montagna si può fare preparazione in palestra, così possiamo considerare la realtà virtuale come un luogo in cui esercitarsi i rapporti con gli altri».
Per quale motivo, allora, il gioco di ruolo viene a volte guardato con sospetto?
«E’ accaduto anche con i videogame: le innovazioni fanno sempre un po’ paura, chi non le utilizza tende a immaginare scenari perversi... Il gioco di ruolo ha una tradizione antichissima e tra i giocatori si trovano persone intellettualmente vivaci, curiose, molto più del "ragazzo da Playstation". Per orientarsi in un’ambientazione gotica, medievale, ci vuole fantasia ma anche cultura, un bagaglio di letture di un certo livello».
Che cosa impara un giocatore di ruolo?
«Innanzitutto a sviluppare la creatività e a gestire il tempo, con pazienza e attenzione al dettaglio. Poi il gioco di ruolo stimola l’aspetto cognitivo e relazionale. Spesso ci si confronta con persone di età diverse, fuori dalla cerchia degli amici».

Ga.Ja.

22/01/2004 11:30
Questa notizia è stata letta 624 volte

Inviala in E-Mail

Ricerca
Cerca

Notizie Similari

Accoltella il ladro della spada che non c'è >>
Crimini legati al gioco di ruolo! >>
Le rassegne alternative >>
"Hitman", il gioco che consente di uccidere il padre >>


"Harry Potter è il Diavolo" >>

  Ultima modifica 01/01/1970 Visto da 38.107.191.81
CCBot/1.0 (+http://www.commoncrawl.org/bot.html)

Gestito dalla Gilda Anacronisti - Ospitato da Eridia - Webmastered by Piermaria Maraziti